Mille espedienti, sì, ne ho davvero tanti. Una collezione intera, un campionario da agente di commercio.
Perché la teoria della farfalla e il suo colpo d'ali ha un folle fondamento di verità, e il mio sistema tende al caos come tutto il resto, perché ogni parola detta così, ogni sguardo scivolato per sbaglio, ogni musica che fa sono occasioni impunite per l'effrazione dei pensieri. Così va tenuto sempre pronto, un espediente, come un'aspirina, come un documento, non si sa mai. Ne ho riempita una valigia intera.
Dentro ci sono le sere quando esco, per andare a ridere di storie già sentite davanti ad altri bicchieri mezzi pieni ed altre facce.
Ci sono le mattine in cui metto su il caffè e poi guardo nelle ante vuote, se è rimasto un desiderio da scartare, in singola porzione.
C'è la rimozione forzata delle date che fanno chiasso sul calendario, un lavoro d’ago e filo per cucire insieme l’inizio del giorno e il suo orlo, e farlo sparire tutto intero in una pince di sonno.
E altri, tanti altri, copiati in segreto a viaggiatori di lungo corso, o inventati per noia in un sabato pomeriggio di troppo sole. La valigia trabocca, non sta più insieme. Per chiuderla mi ci siedo sopra. Quando neanche questo servirà più, sarà il tempo di partire.